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giovedì 7 aprile 2011

L'ultima beffa di Mariastella: i precari in prima serata a fare lezione ai somari dei reality show

Mariastella Gelmini aveva assicurato che l’odiosa persecuzione dei precari era soltanto un’invenzione di stampa. E il ministro dell’ex Pubblica istruzione è stata di parola. Equivalente culturale della social card, la piccola lotteria sociale vede in questo caso vincitori alcuni insegnanti precari benevolmente sorteggiati da Mediaset per I ripetenti, nuovo programma di Canale 5 che pone la scuola al centro delle sue dinamiche. Sui banchi della formazione secondo il Biscione, numerose vecchie glorie dei reality show attualmente in precoce prepensionamento, che sotto gli occhi della telecamera metteranno a duro cimento la propria colossale asineria. Al timone del programma, che coprirà il prime time della rete ammiraglia berlusconica, ci sarà Barbara D’Urso, che già da tempo lamentava l’improvviso accantonamento da parte dei vertici aziendali. Meno certa al suo fianco la presenza di Nicola Savino, che però sembra aver espresso più di una perplessità per un progetto che non rispecchia esattamente i suoi trascorsi professionali. Rinnovato in grande stile il fortunato concept de La pupa e il secchione, il programma della D’Urso punta dunque su i pupi e il precario, in metaforica rappresentazione delle sorti della scuola pubblica. La lavagna elettronica invece di quella di legno, il quiz al posto dell’interrogazione, le cosce in funzione della preparazione, e i pupazzi di prima serata a ripulire l’immagine triste dell’insegnante precario. Guai a pensarli come sfigati d’ora in poi. Il Governo lede, Mediaset provvede.
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martedì 25 maggio 2010

Tutti a scuola a ottobre e viva il turismo: i disastri della Gelmini e l'elogio del mare

Roma. «Per le scuole di ogni ordine e grado l’anno scolastico ha inizio dopo il 30 settembre». Le diciassette parole che fanno del ddl presentato dal senatore del Pdl Giorgio Costa, il provvedimento più conciso della storia repubblicana, avrebbero potuto mandare in visibilio un maestro della Semplificazione come il ministro Calderoli. E invece, nonostante la sallustiana concinnitas, il fuoco leghista si è sparso in abbondanti vampate contro lo smilzo codicillo degli alleati di Governo.

A versare benzina sull’ennesimo stucchevole dibattito di un Paese che rischia il crac da un giorno all’altro, le dichiarazioni del ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, che è apparsa alquanto lusingata dal posticipo delle lezioni. «È una proposta sulla quale si può discutere – ha detto la Gelmini dai microfoni di Sky Tg24 – io sono molto aperta su questo tema perché effettivamente il nostro Paese vive di turismo e oggi le vacanze per le famiglie non sono più concentrate a luglio e agosto». Ma il ministro ha voluto evidenziare anche come «a settembre si possono avere migliori opportunità sul piano economico. Per certi versi uno slittamento dell’inizio dell’anno scolastico – ha spiegato – potrebbe aiutare le famiglie a organizzare meglio il periodo delle vacanze e dare anche un aiuto al turismo. Vedremo come deciderà il Parlamento». Una discreta apertura di credito, che ai lumbàrd non è affatto piaciuta. «È inattuabile», chiosa la senatrice della Lega Nord, Irene Aderenti, «in quanto la direttiva europea prevede 200 giorni e va rispettata, perché se togliamo i giorni di scuola del mese di settembre si rischia di non rispettare questo minimo». Ma ciò che adombra il Carroccio, non è certo la sacrilega violazione della legislatura europea, altre volte conculcata senza grandi imbarazzi. «Le Regioni formulano già il calendario regionale delle lezioni – annota la senatrice – quindi ognuna di esse ha già questo tipo di autonomia di decisione formulandola in base alle problematiche climatiche e turistiche del territorio». Per il Governo della devolution, del federalismo padano che salverà noi tutti dal tracollo, la scuola centralistica a regioni unificate non è esattamente un omaggio alla secessione. «Ci sono le regioni del Nord che hanno temperature, climi diversi e calendari turistici diversi: una provincia come il Trentino preferirebbe avere più vacanze nella stagione invernale», precisa la Aderenti venendo finalmente al punto. Prima il grembiulino, poi il ritorno alla votazione numerica, ora il calendario unico dettato da Roma ladrona. Che cosa spinge il Governo che ha dato abbrivo all’epopea padana , verso l’irresistibile fascinazione dei Sixties? Di certo non il boom economico. L’idea di Costa è secondo il segretario della Flc Cgil, Mimmo Pantaleo «un po’ stravagante. Dato il parere favorevole anche della Gelmini, posticipare l’inizio dell’anno serva al ministero per prendere tempo per risolvere le mille incertezze in cui oggi versa il sistema. Le vacanze estive sono una scusa, dietro il progetto di posticipare ci sono le conseguenze delle politiche sbagliate del governo». Ancora più esplicito il Pd, che parla di «macelleria scolastica». «Subordinare l’inizio della scuola alle esigenze del turismo – commenta il senatore Giuseppe Lumia – è un’idea barbara, frutto di una cultura politica rozza e cinica. La stessa che ha decretato i tagli e che adesso vuole continuare a tagliare, cancellando un altro mese di scuola».

Sarcastica la responsabile scuola del Pd, Francesca Puglisi: «Se ne è accorta perfino la Lega che con questa proposta si finirebbe sotto i 200 giorni previsti dalle direttive europee». «Con chi dovrebbero stare in vacanza gli studenti, mentre i genitori lavorano?», si domanda la Puglisi. «Pensare di rilanciare il turismo facendo cassa di nuovo sulla scuola è da irresponsabili», commenta Fabio Evangelisti dell’Idv. «Il fatto che si parli di slittamento dell’inizio e non della fine ci fa pensare che si voglia ridurre l’offerta formativa», aggiunge il capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni. Ma in fondo, con un sole e un mare così belli, chissenefrega.(f.l.d)

Da Liberal 25 maggio 2010

martedì 3 marzo 2009

Scuole elementari: per molti ma non per tutti


Il rapporto diffuso dal ministero dell'Istruzione lascia poco spazio alla finanza creativa, e molto all'arte di arrangiarsi: se da viale Trastevere non arriveranno revisioni ai tagli adottati in Finanziaria, nove famiglie su dieci dovranno rinunciare alle trenta ore settimanali richieste per i propri figli iscritti alla scuola primaria. A fronte di un impegno di spesa che computa gli organici disponibili sulla base del modello a ventisette ore settimanali, la dura legge dei numeri sembra sconfessare le scelte del ministro Mariastella Gelmini, che ha scommesso forte sul ritorno del maestro unico. A giudicare dalle scelte di mamme e papà, un azzardo che complica terribilmente le cose . A sparigliare le fiche sul tavolo, la netta vittoria dei modelli consolidati. I numeri delle iscrizioni scolastiche per l'anno 2009- 2010 dicono che i genitori italiani, a larga maggioranza, hanno scelto i programmi scolastici a trenta ore (56 per cento) e quelli a tempo pieno di quaranta (34 per cento). Dati alla mano, su settembre calano dunque previsioni nere. Perché se è vero, come ha ricordato la stessa Gelmini, che «tutti i modelli orari prevedono il maestro unico di riferimento e non solo quello a ventiquattro ore come qualcuno sostiene in maniera imprecisa», è pur veritiero, sulla scorta delle prime stime, notare che i soldi disponibili non potranno accontentare i desiderata delle famiglie italiane. Si calcola che su circa 20mila prime classi elementari, potranno esserne messe a regime seicento a 24 ore settimanali, e altrettante a trenta. Il che equivale a dire che, sulle 294mila famiglie che hanno optato per le trenta ore, potranno esserne accontentate soltanto 16mila.
Per il governo un bel grattacapo, che arriva per giunta in coincidenza con una maggiore severità di valutazione e un deciso incremento di insufficienze e cinque in condotta. Allo stato attuale, infatti, le proiezioni parlano chiaro: in media, ha scelto le 24 ore a settimana un bambino per plesso, mentre ad aver scelto l'orario a 27 sono in due. Conti che lasciano presagire accorpamenti, ed evasione della maggior parte delle domande presentate dai genitori. Perché una classe possa definirsi tale, serve un quorum di almeno dieci elementi, e la partenza del ciclo scolastico, non potrà quindi che essere subordinata a un generale rimpasto, a molte rinunce, e a una diaspora di molti bambini dalla scuola geograficamente più vicina a quella più vicina ai dividendi del Ministero. «Non credo che in realtà cambierà molto per gli studenti – commenta Giuseppe Bertagna, pedagogista di fama e docente all'università di Bergamo – se queste proiezioni venissero confermate, si tratterà soprattutto di rivedere le compresenze. Si dovranno cioè raggiungere le ore prefissate con meno insegnanti a disposizione». Molto più allarmati invece, Cisl e Uil, che paventano un aumento della dispersione scolastica e l'inabissamento del sistema scolastico primario, ritenuto a oggi , in magnifica solitudine, il fiore all'occhiello della scuola italiana. «Giungere a questa situazione era inevitabile – spiega Bertagna – si è giunti a soluzioni così rigide perché i sindacati, che adesso le contestano, si opposero a ipotesi più lungimiranti come quelle prospettate dal ministro Moratti».
E se il ministro ombra dell'Istruzione, Giuseppe Fioroni, osserva che «senza soldi e con tanta demagogia non si educano i nostri figli», e che «i fatti renderanno chiaro agli italiani chi dice la verità e chi le bugie», il ministro in carica non tarda a rispedire le accuse al mittente. «Le risorse per il tempo pieno non solo non sono state tagliate ma sono state confermate. E grazie a un migliore impiego, sono aumentate. Quindi, non ci saranno problemi e sarà possibile rispettare il tempo pieno e la scelta delle famiglie». Anche le scienze matematiche sono insomma, e in Italia sommamente, branche letterarie. La resa dei conti è rimandata a settembre.
Da Liberal 3 marzo 2009