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venerdì 27 febbraio 2009

Predappio: nuova luce sulla città natale di Mussolini


Immune da febbri revisioniste o apologetici cliché d'epoca, la Predappio in luce di Marco Bertozzi è un'escursione nella memoria di ieri, che fa tappa nell'immaginario di oggi. Sarabanda di moduli architettonici del Ventennio, e appendice turistica di un demi-monde orfano, la cittadina romagnola è punto nevralgico di una storia d'Italia edificata sui cinegiornali del tempo. Bertozzi, docente di cinema e brillante filmaker, opera una re-visione dei materiali documentari d'epoca che non è semplice decostruzione dell'architettura fascista, ma ri-visitazione dell'urbanistica mentale di un luogo e di un ambiente, che fu la matrice immaginifica del pensiero mussoliniano. Accompagnato dai salaci contributi dei due storici Pierre Sorlin e David Forgacs, l'opera di Bertozzi scardina da una parte gli infissi di chi osserva Predappio alla luce di voice over paradivine, e rimuove dall'altra le grate della damnatio memoriae. Nell'intento di varcare la finestra, il ritaglio di campo che oggettiva, Bertozzi si mescola alla gente, e filma ciò che accade in ciò che è già accaduto.

lunedì 2 febbraio 2009

L'incredibile storia di Giovanni Piras, l'emigrante sardo che diventò il dittatore argentino Juan Domingo Perón



Un’affascinante teoria di alcuni studiosi sardi come Peppino Canneddu e Gabriele Casula, vuole che il presidente argentino Juan Domingo Perón, fosse in realtà un emigrato sardo, Giovanni Piras di Mamoiada. Sfuggito alla leva militare nel 1909, il giovane lasciò la Barbagia per cercare fortuna in Sudamerica, ma dopo una breve corrispondenza, i genitori ne persero le tracce. Le stesse inseguite un secolo dopo da Identità - La vera storia di Juan Piras Perón, avvincente documentario d’inchiesta che risale gli abissi identitari del Pascal alla luce di una rigorosa detection di stampo poliziesco. Coincidenze, tasselli, stralci di lettere, voci della Barbagia e frammenti argentini si avvitano intorno a un congegno narrativo calibrato a perfezione sulla suspense, che non si pronuncia in modo definitivo sul caso né sospende l’indagine in una nebbiosa ebbrezza da thriller. La regia di Chiara Bellini non delinea soltanto un sentiero interrotto, ma riannoda anzi le fila di un mondo antico e insulare, attraversato dall’emigrazione, a quelle di un altro nuovo e sconfinato, in cui gli Italiani potevano mutare condizione e vita, e forse il destino di una Nazione.